PILLOLA 7 – ABBRACCIATO A CRISTO CROCIFISSO

Sabato 10 Luglio 2021 – Laude XLII, ’Nsegnatime Iesù Cristo,

In questo racconto in pillole i numeri sono importanti. Nella Bibbia il numero 7  è il numero sacro perché è il simbolo di Dio, attraverso il quale si proclama la sua perfezione e completezza. Perciò questa pillola numero sette è l’unica pillola di questa settimana ed è dedicata al punto focale del pensiero, della spiritualità, dell’attenzione, della devozione, della preghiera, della fede, del sentimento e dell’ispirazione di Jacopone, che è Cristo crocifisso. 

«Quando diciamo Cristo crocifisso non facciamo altro che dire questa verità: tutta la sofferenza umana di ogni luogo e tempo è stata portata nella sofferenza del Figlio di Dio che è pure il Figlio di tutta l’umanità e perciò è stato innalzato nella vita intima di Dio stesso. Non c’è sofferenza – né colpa, vergogna, solitudine, rabbia, oppressione, sfruttamento, tortura, prigione, violenza o minaccia – che non sia stata sofferta da Dio. Nessun essere umano può sentirsi solo nelle sue sofferenze dal momento che Dio, attraverso Gesù, le ha patite con noi» (Henri Nouwen). Mentre sto scrivendo queste parole centinaia di “poveri cristi” muoiono nel Mediterraneo per i barconi che si ribaltano e i cadaveri di migliaia di “poveri cristi” uccisi dal Covid  bruciano per le strade dell’India. Il mondo è pieno di crocifissi!

Quale accordo più credibile avrebbe potuto essere sottoscritto per garantire le due libertà – quella di Dio e quella degli esseri umani – se non quella di un Dio disponibile a farsi crocifiggere per amore della specie umana e della sua libertà?

Il significato più profondo della storia umana non è altro che il rivelarsi graduale della sofferenza di Cristo. Guardare nel crocifisso l’angoscia di Dio diventa il modo per arrivare a conoscere il suo amore. 

A. Mazzi ha scritto : «… Il momento della croce non è il momento in cui Dio parla… né fa miracoli. Noi rimaniamo scioccati dai miracoli, ma i miracoli li ha fatti anche San Francesco e li ha fatti anche più grandi di Gesù… i santi ne hanno fatti di miracoli… Padre Pio ne ha fatti di miracoli.. Gesù non è il Dio dei miracoli, ma il Dio dell’amore. La dobbiamo smettere di parlare ai nostri figli e nipoti del Dio dei miracoli, perché quando i nostri ragazzi saranno grandi non glie ne fregherà niente del Dio dei miracoli, mentre se riusciamo a spiegare loro le cose del silenzio, del dolore e dell’amore, i ragazzi saranno i primi a lasciarsi affascinare…» 

Quando Jacopone comprese questo, capì che nel suo cuore non ci poteva essere posto per niente altro che questo. La laude XLII (“Nsegnatime Iesù Cristo”) inizia manifestando la sua  esigenza di incontrare Cristo. Jacopone si esprime con la tradizionale metafora di un anima (evidentemente la sua) che va a bussare alla porta del paradiso e chiede:

 

«’Nsegnatime Iesù Cristo,
ché eo lo voglio trovare:
ch’eo l’aio odito contare
ch’ello è de me ’nnamorato.

Pregove che me ’nsegnite
la mia ennamoranza;
faccio granne villania
de fare più demoranza:
fatta ne ha lamentanza
de tanto che m’ha aspettato!»

 

 

«Ditemi dov’è Gesù Cristo,
che lo voglio trovare:
ho sentito dire
che è innamorato di me.

Vi prego di indicarmi
l’oggetto del mio amore;
gli reco grande offesa
col ritardare ancora;
si è lamentato
di avermi tanto atteso!»

 

L’ interlocutore che lo accoglie alla porta del cielo spiega all’anima che per entrare bisogna vestire l’abito adatto. Nel linguaggio di Jacopone significa che l’anima deve spogliarsi dei vizi e rivestirsi di virtù. La laude procede per tappe successive che descrivono la progressiva rinuncia alle vanità del mondo. Jacopone non presenta né una teoria né una dottrina, ma regole di vita che implicano il suo personale e diretto coinvolgimento. Ciò si comprende perfettamente dall’ultima rinuncia che gli viene prescritta, che consiste nel prendere le distanze anche dalle amicizie spirituali. A quei tempi Jacopone era un personaggio di prestigio nell’ambito degli spirituali in cui frequentava confratelli di grande intelligenza e santità come Angelo Clareno o Giovanni della Verna. Jacopone si rendeva conto che questo finiva per alimentare uno spirito di casta e per diventare una  trappola della vanità. 

Come sono insopportabili le riunioni dei professori, degli accademici, dei magistrati, degli onorevoli e dei vescovi in cui si respira il compiacimento per essere parte di prestigiose e nobili congreghe! Non voglio neanche pensare alle tentazioni che potrebbero essersi insinuate negli incontri  fra persone che venivano considerate sante! 

 

«Non ne pare spogliata
che gliene sia piacemento:
de spiritale amistanza
granne ne hai vestemento;
usat’è che ietta gran vento
e molti sì ci on tralipato».

«Molto m’è duro esto verbo,
lassare loro amistanza:
ma veio che loro usamento
m’arreca alcuna onoranza;

per acquistar la vilanza
siraio da loro occultato»

 

 

«Non mi sembri spogliata
per essere gradita a Cristo:
di amicizie spirituali
hai gran frequentazione;
anche ciò può produrre grande vanità
e molti sono caduti in questo errore».

«Queste parole sono per me molto dure,
lasciare la loro amicizia:
ma capisco che la loro frequentazione
mi porta qualche onore;

per acquistare l’umiltà,
mi nasconderò anche a loro»

Fatto l’ultimo spogliamento e vestita finalmente la veste candida dell’umiltà, l’anima procede gioiosamente verso il tanto desiderato incontro :

 

«Opritemene la porta,
pregove en cortesia,
ch’eo possa trovar Iesù Cristo,
’n cui aio la spene mia;
responneme, amor, vita mia:
non m’esser ormai straniato».


«Anema, puoi ch’ei venuta,
responnote volontire:
la croce è lo mio letto,
là ’ve te pòi meco unire;
sacci, si voli salire,
avera’me puoi albergato».


«Cristo amoroso, ed eo voglio,
’n croce nudato salire,
e voglioce abbracciato,
Segnore, teco morire:
gaio siramme a patire
morire teco abbracciato»

 

 

«Apritemi la porta,
vi prego, per cortesia,
ch’ io possa trovare Gesù Cristo,
nel quale è tutta la speranza mia;
rispondimi, amore, vita mia:
non ti estraniare da me».


«Anima, poiché sei venuta,
ti rispondo volentieri:
il mio letto è la croce,
là ti puoi unire a me;
sappi che se vuoi salire,
potrai vivere con me».


«Cristo amoroso, io voglio
nuda sulla croce salire,
e ci voglio morire
abbracciato con te, Signore:
sarò felice di soffrire
morire a te abbracciata»

Felicità e bellezza nell’abbraccio al Dio crocifisso: Jacopone aveva capito tutto!

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