PILLOLA 9 – LO STUPORE DI JACOPONE

Sabato 17 Luglio 2021 – laude XLVI , “Co l’occhi c’aio nel capo” , seconda parte

Uno stacco violento

Dopo le strofe dedicate al mistero dell’eucaristia, Jacopone capisce di aver detto una cosa talmente straordinaria da rischiare di essere scambiata per una fantasia: come farci percepire questo stravolgimento che lo ha condotto dal peccato alla grazia, dalla disperazione alla gioia? Per scuoterci dalla nostra indifferenza, con uno stacco violento di ritmo e di linguaggio, scrive una strofa in cui si manifesta un contrasto di parole e di immagini così violento da diventare quasi insopportabile:

 

O vita mia maledetta,
mondana, lussuriosa,
vita de scrofa fetente,
sozata en merda lotosa,
sprezanno la vita celeste
de l’odorifera rosa!

 

O vita mia maledetta,
mondana, lussuriosa,
vita di una scrofa puzzolente,
sozza di sterco fangoso,
disprezzi la vita celeste
dell’odorifera rosa!

Seguono altre due strofe più o meno dello stesso tenore e poi si passa a

La meraviglia di Jacopone 

Il poeta  sembra domandarsi: cosa è accaduto dentro di me? Come è accaduto che Cristo sia sceso nella mia vergogna e mi abbia così cambiato? I versi prendono un andamento largo come un fiume che è sceso turbolento dalla montagna e si placa quasi miracolosamente entrando nelle acque di un grande lago: non c’è altro che meravigliarsi e ringraziare.