PILLOLA 10 – RINUNCIARE ALLA SMANIA DI RICCHEZZA

La laude LX  –  “O amor de povertate”

La laude LX “O amor de povertate” è la descrizione più completa e circostanziata che Jacopone ha fatto del suo itinerario mistico. Questa laude contiene un insegnamento di valore universale, che tutte le persone ragionevoli di ogni razza e religione continueranno a studiare nei secoli a venire.

L’oggetto della laude è la prima e più importante beatitudine annunciata da Gesù:: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Matteo 5, 1-3)

Dalla visione che Jacopone presenta in questa laude viene radicalmente cancellato l’equivoco che Gesù per poveri intendesse quelli che non hanno beni materiali, versione deviante del pensiero di Gesù, che non si è mai sognato di fare un elogio della miseria e del fardello di dolore e di ingiustizia che essa comporta. E tuttavia, pur tenendo ben presente l’obiettivo molto più coinvolgente e ambizioso della beatitudine evangelica, la prima scelta da fare per intraprendere un cammino di crescita spirituale in qualunque condizione sociale ci si trovi, è dare risposta alla alternativa perentoria che Matteo riferisce pochi versetti dopo aver presentato le Beatitudini. Gesù dice: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Matteo 6, 24). Gesù non dice che il denaro –mezzo di scambio di qualunque civiltà evoluta – sia peccato. Dice che diventare servi del denaro, ridurre tutto al suo valore monetario, la smania di accrescimento illimitato della ricchezza, che è così spesso insaziabile e disumana, non si concilia con la legge di Dio. E subito, nelle prime strofe della laude, si mettono a confronto una vita angustiata dalla smania di ricchezza e la vita tranquilla, sicura e pacifica che si apre a chi rinuncia radicalmente a tale smania. Al nostro tempo quello che Jacopone denunciava come atteggiamento individuale è diventato un modo di essere della società moderna. L’economista fiorentino Giacomo Becattini diceva: «In un mondo dove la moneta compra tutto, la moneta diventa tutto». Se l’economia diventa monetaria il rapporto con il denaro è decisivo per la vita, per l’etica e anche per la vita spirituale. Jacopone ne dà un quadro efficacissimo andando al cuore del problema che sta nel cuore delle persone: “Chi despreza, sì possede; possedenno non se lede” e, all’opposto, “Chi desìa è posseduto: a quel c’ama s’è venduto

 

O amor de povertate,
renno de tranquillitate!


Povertate, via secura,
non ha lite né rancura;
de latron non ha paura,
né de nulla tempestate.


Povertate more en pace,
nullo testamento face:
larga el monno como iace
e le gente concordate.


Non va a iudece né notaro,
a corte non porta salaro;
ridese de l’omo avaro,
che sta en tanta ansietate.


Povertate, alto sapere,
a nulla cosa soiacere,
en desprezo possedere
tutte le cose create.


Chi despreza, sì possede;
possedenno non se lede:
nulla cosa i piglia ’l pede
che non faccia sue iornate.


Chi desìa è posseduto:
a quel c’ama s’è venduto;
s’egli pensa che n’ha avuto,
han’ avute rei derrate

 

O amore di povertà,
regno di tranquillità!


Povertà, strada sicura,
senza liti né rancori;
dei ladri non ha paura
né di alcuna disavventura.


La povertà muore in pace,
non fa alcun testamento:
lascia il mondo come lo trova
e le persone in buon accordo tra loro.


Non va dal giudice né dal notaio,
non porta a casa gran guadagno;
se la ride dell’avaro
che sta sempre in ansietà.


Povertà, grande sapere,
ed a nulla soggiacere,
senza interesse possedere
tutte le cose create.


Chi non ha interessi già possiede
e possedendo non corre rischi:
nessun ostacolo gli impedisce
il suo libero cammino.


Chi desidera è posseduto:
ai suoi desideri si è venduto;
se riflette a quel che ha avuto,
trova solo cattivi compensi

Quante volte ci siamo affannati per la voglia di possedere qualcosa che poi ci ha lasciato del tutto insoddisfatti! Voglio l’appartamento al mare, voglio un pied-à-terre a Parigi, voglio la seconda auto per mia moglie e ora la terza per mia figlia che ha compiuto 18 anni. Ho bisogno (mai espressione fu pronunciata più a sproposito di questa) di un vestito nuovo, del completo per le gite di montagna; voglio festeggiare con champagne. Desideri di possesso che si trasformano in delusioni appena si possiede.  Il filosofo Henry David Thoreau (1817-1862) ha detto: «La ricchezza di un uomo non è proporzionale al numero di beni che può possedere, ma al numero di cose cui può rinunciare». 

La laude O amor de povertate è uno degli hub della poesia di Jacopone, sul quale convergono altre laudi che illuminano aspetti particolari del tema fondamentale, con tonalità che variano dal drammatico al comico, dall’ironico al sarcastico.  Quando parla della letale epidemia che è la smania di possedere,  Jacopone ne parla con ironia e sarcasmo quando si tratta di realtà familiari e civili, (ad esempio, laude XIV “La superbia dell’altura”; laude XVIII “Omo tu se’ engannato…” ; laude XIX, “Figli, neputi, frate, rennete…”). Ne parla invece con tristezza e dolore quando si tratta della Chiesa (ad esempio: laude LII “Iesù Cristo se lamenta”;  laude LIII “Piagne la Ecclesia”)

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