PILLOLA14 – ROVESCIAMENTO DI PROSPETTIVE

La laude LX  –  “O amor de povertate”

Nell’ultima parte della laude, Jacopone, tra paradossi e dichiarazioni di incapacità ad esprimersi, dice qualcosa che è difficile da dire e da credere. La perfetta umiltà ribalta e contraddice tutto ciò che la nostra mente è abituata a credere: quello che ti sembrava vero non lo è più; quello che ti sembrava chiaro è diventato oscuro e quello che ti sembrava oscuro è diventato luminoso; colui che hai considerato peccatore sta in cielo e colui che hai considerato umile si è dannato. Io vivo ma non sono più io, dice Jacopone. Non c’è nulla che mi suggerisca di aver avuto ragione in qualcosa “perché i pensieri di Dio non sono i miei pensieri, le mie vie non sono le sue vie” (Isaia 55, 8)

Non c’è niente di eccezionale in tutto questo: è semplicemente comprendere la incertezza e provvisorietà delle nostre certezze, togliere di mezzo l’ossessiva presenza del nostro ego e del nostro giudizio. Jacopone fa il confronto fra questa nuova acquisizione e la stupida sicumera della sua vita precedente. 

Lo terzo ciel è de più altura,
non ha termen né mesura:
for de la ’mmagenatura
fantasie mortificate.


Da onne ben sì t’ha’ spogliato
e de vertute espropriato:
tesaurizi el tuo mercato
en propria tua vilitate.


Questo cielo è fabrecato,
en un nichil è fondato,
o’ l’amor purificato
vive ne la veretate.


Che che te parea non è,
tanto è alto quel che è:
la superbia en cielo s’è
e dannase l’umilitate.

Questo cielo ha nome «none»:
moza lengua e ’ntenzione,
o’ l’amore sta en prescione
’n quelle luce ottenebrate.


Onne luce è tenebrìa,
e onne tenebre c’è dia:
la nova filosofia
gli utri vecchi ha dissipate.


Là ’ve Cristo è ensetato,
tutto ’l vecchio n’è mozato,
l’un ne l’altro trasformato
en mirabele unitate.


Vive amore senza affetto
e saper senza entelletto,
lo voler de Deo eletto
a far la sua volontate.


Vivere eo e non eo,
e l’esser meo non esser meo,
questo è uno tal traieo,
che non so diffinitate

Il terzo cielo è il più alto,
non ha confini né limiti:
è inimmaginabile
al di là di ogni fantasia.


Quando ti sei spogliato d’ogni bene
e sei espropriato della virtù,
allora il tuo scambio ti dona un tesoro
fondato proprio sulla tua pochezza.

Questo cielo è costruito
e fondato sull’annullamento di sé,
nel quale il tuo amore purificato
vive nella verità.


Quello che ti sembrava non è,
tanto è alto ciò che è;
vedi il superbo che sta in cielo
e l’umile che si danna.

Questo cielo è negazione
annulla la parola e l’intenzione,
dove l’amore è imprigionato
in una luce ottenebrata.


Ogni luce è tenebra,
e ogni tenebra è luce:
la nuova filosofia,
ha spaccato gli otri vecchi.


Là dove Cristo è entrato,
tutto il vecchio viene mozzato,
l’uno nell’altro è trasformato
in mirabile unità.


L’amore vive senza affetto
e la sapienza senza intelletto,
il volere di Dio è eletto
a compiere la sua volontà.


Vivo io e non io,
e il mio essere non è più mio,
questo è un tale cambiamento
che non lo so definire

Dobbiamo  arrenderci, cari amici!  Quelli che definiamo paradossi e contraddizioni sono la realtà della nostra vita. Lo dico almeno per me:  sono un over-80 e ho constatato un’infinità di volte che quello che mi sembrava giusto era sbagliato e sbagliato invece era quello che mi sembrava giusto; quello che mi sembrava vero era falso e quello che mi sembrava falso era vero; quello che mi sembrava chiaro non l’avevo capito e quello che mi sembrava complicato era invece di una semplice, immediata evidenza. Mi meraviglio che ci si meravigli della meraviglia di Jacopone. È la condizione umana, ma detta, in questo caso, con l’intuizione e l’apertura mentale di un grande mistico e poeta.