Dalla Prefazione del libro di George T. Peck “The Fool of God – Jacopone da Todi”. The University of Alabama Press, 1980.

in corsivo le mie frasi di connessione, in carattere normale il testo di Peck
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OPINIONI DIVERGENTI

La prefazione di George T. Peck al suo libro inizia con queste parole:

«Studiare Jacopone da Todi è gratificante, anche perché si tratta di uno studio nuovo.»  e continua con una considerazione piuttosto inquietante:  «Sebbene si tratti di una delle due maggiori personalità letterarie del XIII secolo (l’altra essendo, ovviamente, Dante), è sorprendente quanto poca attenzione gli sia stata dedicata.»

Questa era l’opinione di uno studioso americano 40 anni fa.

George Peck cita ad esempio alcuni studiosi che decisamente inquadrano Jacopone nella categoria dei “poeti minori”. Ma il parere che più dovette sorprendere George Peck (e certo sorprende molto anche me), è quello espresso da Eugenio Donadoni, autore del libro sulla letteratura italiana più diffuso in America negli anni ’70 del secolo scorso. Donadoni scrive: “Sebbene Jacopone sia occasionalmente un poeta, non è mai un artista; gli manca il senso dello stile, della correttezza e della moderazione… Da lui … non ci si può aspettare un’opera d’arte. L’arte è il prodotto del più squisito equilibrio spirituale”.

E Peck risponde:

«Se non si è letto Jacopone, tali commenti potrebbero essere fuorvianti. Per chi l’ha letto, tali considerazioni in realtà descrivono i criteri estetici di recensori che sembrano condividere un’alta stima per l’elegante, il moderato, il classico, insomma per l’italiano ufficiale toscano».

In altre parole: anche gli studiosi si fanno condizionare dalla moda, e Peck continua:

«Forse le risposte più appropriate ai critici di Jacopone sono venute da altri poeti… Giosuè Carducci aveva proclamato: «Ho studiato appassionatamente Jacopone da Todi e annunzio a tutti la sua grande superiorità su Manzoni [come poeta religioso] e lo saluto come il Pindaro cristiano». Giovanni Papini, uno dei più importanti scrittori di temi religiosi dell’Italia moderna, l’ha chiamato «il più grande poeta religioso del medioevo italiano e uno dei più grandi al mondo … Artista istintivo, appassionato e robusto, Jacopone è un grande poeta a dispetto dell’opinione di modesti critici». Gabriele D’Annunzio ha scritto: “Ho una predilezione per questo poeta… Nessun poeta ha un canto a piena voce come questo frate. Se è pazzo, è pazzo come un’allodola”»  

Due domande

La prima domanda che queste riflessioni ci propongono è: come è possibile che un poeta sia elogiato e amato da grandi poeti e trattato con tanta malagrazia da filologi e storici della letteratura?

E la seconda domanda è: esiste forse in Italia una forma di miopia o di strabismo che spinge a considerare rozzo ciò che è sublime in Jacopone? Il prossimo lunedì vi riferirò l’interessante risposta di George Peck a questa domanda. Non la perdete!

Un cordiale saluto, Claudio

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