Alessandro Vettori “Poets of DIVINE LOVE – Franciscan Mystical Poetry of the Thirteenth Century”, Fordham University Press, 2004, Introduction, page XIV

LA INNEGABILE PRIMOGENITURA

Alessandro Vettori scrive:

«Oltre a significare un ritorno all’ “origine” come simbolo di un passato puro e incontaminato, “originalità” significa l’affermarsi creativo, inventivo, di un elemento inedito, come era la poesia in volgare nell’Italia del XIII secolo. I testi lirici di Francesco e Iacopone segnano l’inizio della produzione letteraria in lingua italiana – almeno nell’ambito della poesia religiosa. Scrivere poesie volgari su Dio costituisce l’impresa ardita, che i due poeti francescani introducono nel canone italiano prima di Dante.

Francesco e Iacopone condividono anche lo stesso genere letterario. “Il Cantico di Frate Sole”, unico testo poetico in volgare attribuibile a Francesco, è una laude. Iacopone scrisse le Laudi, una raccolta di più di cento poesie nel genere della laude. Ai tempi di Francesco, e ancor più di Iacopone, la laude era un genere poetico ben consolidato e una forma popolare di preghiera … Il luogo di nascita delle Laudi in italiano fu l’Umbria, la regione di Francesco e Iacopone.»

Se mi permettete,

vorrei sottolineare che è giusto dire che Francesco ha avviato con “Laudato si” la poesia in lingua volgare, ma è evidente che chi ha dato pieno sviluppo a questa forma di poesia è Jacopone con le sue oltre cento laudi. 

Se c’è un Padre della poesia italiana, quello è Dante, ma se c’è anche un nonno (e non potrebbe essere altrimenti: non ci sono i padri senza i nonni) quel nonno è Jacopone!