Claudio Peri, Alcune caratteristiche peculiari del misticismo di Jacopone

Conferenza nel Centenario della pubblicazione della Biografia Spirituale di Jacopone da Todi, di Evelyn Underhill, Todi, 4 Maggio, 2019, testo italiano disponibile a: www.jacoponedatodi.com

Questa relazione è sostanzialmente una scelta di riferimenti, a mio avviso assai significativi, delle biografie di Jacopone di Evelyn Underhill e di Estelle Zunino, che ho letto con attenzione, sorpresa e molta simpatia per le due scrittrici e per Jacopone.

Sono convinto che non sia possibile comprendere la poesia di Jacopone se non si comprende il suo itinerario spirituale. Il maggior merito della biografia di Evelyn Underhill è di aver capito e sviluppato con molta intelligenza questo punto. 

Per comprendere l’itinerario spirituale di Jacopone non occorre essere cattolici o cristiani e neanche religiosi nel senso istituzionale del termine. Basta avere una adeguata attenzione ai suggerimenti dello Spirito, che si scrive con la S maiuscola sia che lo si riferisca a Dio, sia che lo si riferisca alle creature umane perché in fondo, come dice San Paolo, si tratta della stessa cosa…

Leggendo le biografie di Jacopone scritte da Evelyn Underhill (1919) e da Estelle Zunino (2013), mi sono fatto l’idea che il misticismo di Jacopone abbia due caratteristiche che lo distinguono nettamente da tutti gli altri misticismi di cui abbiamo notizia e documentazione. Il che ovviamente non è una scoperta, perché i veri mistici hanno tutti caratteristiche individuali molto specifiche. Lo Spirito infatti non fa fotocopie. 

Le due caratteristiche del misticismo di Jacopone che ho scelto di presentare a questa conferenza sono: 

  1. di essere (col)legato e mediato – tra percezione, intuizione e parola – dal formidabile apparato della capacità espressiva e poetica di Jacopone. È un misticismo poetico, con quanto di più nobile, misterioso ed alto si possa attribuire a questa doppia qualifica.
  2. di essere un misticismo controllato e solidamente protetto da una onestà intellettuale a prova di tentazione bigotta. E’ un misticismo realistico, strettamente legato alla percezione dei moti della propria anima, che in Jacopone sono ben al riparo da fughe nell’irrazionale e nel fantastico.

Misticismo poetico e misticismo realistico, ma pur sempre misticismo, cioè relazione intima e personale con quello Spirito che misteriosamente ci abita. 

MISTICISMO POETICO

Questo aspetto è stato trattato con particolare acume da Estelle Zunino, che dice così: 

«Possiamo immaginare che una urgenza particolare (lo sconvolgimento psicologico e esistenziale derivato dalla conversione) l’abbia spinto a passare alla scrittura. Dato che la scrittura è, allo stesso tempo, mediazione e comunicazione, Jacopone scelse di scrivere per raccontarsi.

… Ci sono nelle Laudi numerose ammissioni di impossibilità a tacere, anche quando la comunicazione non era soddisfacente o rischiava di essere addirittura  peccaminosa. »

E Estelle così conclude: «L’esperienza dell’unione mistica avrebbe potuto sprofondare Jacopone nell’isolamento contemplativo e nel silenzio. Invece, dopo che il poeta ha preso coscienza dell’inadeguatezza e dell’insufficienza del linguaggio umano, questa esperienza diede luogo ad un rovesciamento totale che trasformava la scrittura in esercizio spirituale, capace di accogliere la narrazione dell’esperienza mistica e di proporre delle soluzioni enunciative così inattese che esse avvicinano Jacopone a Dante e ne fanno il degno predecessore.»

A questo commento fa eco, in perfetta risonanza, Evelyn Underhill. A proposito della famosa laude “Amor de caritate”, che essa considera il capolavoro di Jacopone, Evelyn  scrive: « In questo torrente di sconvolgente bellezza i rapimenti più stravaganti della passata “santa pazia”, sotto il controllo del genio di Jacopone, sono catturati e ridotti ad espressione artistica, sottomessi alla critica del suo crescente senso spirituale e infine collegati alla filosofia del misticismo…» 

Nello stesso testo, la Underhill scrive: «Nel suo ultimo periodo Jacopone raggiunse lo scopo della vita contemplativa, la visione del “cielo nascosto”,  dell’unione divina, in cui l’Amore si identifica con la Verità…. Le Laudi nelle quali cerca di esprimere la natura di questo compimento (in particolare XCI, XCII, XCV), benché all’inizio ci sconcertino col loro strano linguaggio, ci ripagano poi, ad uno studio più approfondito, poiché esse sono tra i pochi tentativi riusciti della letteratura di esprimere il segreto dell’estasi»

E aggiunge: «In queste poesie Jacopone non appare soltanto come poeta e mistico, ma anche come filosofo cristiano di alto livello. In esse trovano espressione il suo sublime genio per le cose divine e la sua notevole capacità di penetrare le realtà metafisiche»

MISTICISMO REALISTICO

Dice Evelyn: « In Jacopone non si trova traccia di quei fenomeni visionari e anormali che le cronache attribuiscono a molti contemplativi e mistici del suo tempo. Anche le leggende su Jacopone hanno poco da dire su visioni e poteri profetici. Non si parla mai di miracoli. 

In sintonia con molti dei più grandi mistici, egli non dava alcun credito a “doni soprannaturali” di questo genere, condannando la condotta di coloro che

De far signi sì sono desiusi,

far miraculi, rendar sanetate,

de ratti e profezie so golusi.

Non c’è dubbio che il suo progredire nella preghiera comportò esperienze di estasi, ma l’estasi non ha nulla di soprannaturale. E’ una forma piuttosto naturale che consegue alla completa immedesimazione in Dio. Le estasi di Jacopone ci sono note soltanto attraverso i testi poetici in cui egli le descrive, mentre sembra che egli abbia posto attenzione a nasconderle ai suoi indiscreti ammiratori. Nel liberarsi dagli eccessi della santa pazzia, la sua pratica contemplativa divenne segreta e questo aspetto della sua vita era probabilmente noto soltanto ai suoi amici più intimi. Egli stesso ci dice che nascose i suoi rapimenti spirituali e fece del suo meglio per apparire un frate normale e per resistere alla tentazione di apparire come “uno speciale amico di Dio”. 

La mentale orazione,

quella occulta renno a Dio, 

e lo cor serrato ha l’uscio,

che nol vede el frate mio.

«In ciò, osserva Evelyn con una lievissima venatura polemica, Jacopone dimostra più buon senso della sua famosa contemporanea Angela da Foligno, che aveva scritto che lo spirito di Dio l’aveva amata più di ogni altra donna nella valle di Spoleto! » 

Jacopone non si fidava per niente di chi gli raccontava storie simili, e ad ogni buon conto annotava:

Lo nemico sì me dice:

«frate, frate, tu èi santo,

granne fama e nomenanza

del tuo nome en onne canto».

Per quello che può valere la mia opinione dirò che questo atteggiamento di Jacopone rappresenta anche per me e per la mia sensibilità religiosa, un dato condivisibile e attualissimo.

Forse queste due motivazioni (misticismo poetico e misticismo realistico) allo stesso tempo così profonde, così speciali e così irriducibili alle “normalizzazioni” della Chiesa Cattolica fino al Concilio Vaticano II, sono la causa maggiore di quello che chiamerò

UN PICCOLO INCIDENTE DI PERCORSO

Anche qui lascio parlare Evelyn (non vorrei essere scomunicato!):

« Jacopone non fu mai beatificato dalla Chiesa, anche se furono fatti molti tentativi (l’ultimo nel 1868-69 dai superiori dell’Ordine Francescano) per istruire il relativo processo a Roma. Si constatò che dopo la sua morte era stato oggetto di persistente venerazione, ma il suo conflitto con Bonifacio e lo spirito critico dimostrato in molte satire furono considerati inappropriati alla storia di un santo ufficiale. Così il grande poeta e ancor più grande mistico che fu elevato, grazie alla sua umiltà, alla suprema visione di Dio, deve essere ancora innalzato all’onore degli altari della Chiesa Cattolica.»

Per terminare, consentitemi

DUE BREVI CITAZIONI EVANGELICHE

che mi sembrano un appropriato commento al ricordo di Jacopone e della sua vicenda storica 

La prima citazione è dedicata alla Chiesa Cattolica con la sua tradizione di nominare santi e beati, un po’ seguendo principi spirituali e un po’ seguendo i suggerimenti dell’opportunità e della convenienza storica. La citazione riguarda le parole di Gesù ai suoi discepoli a proposito di Giovanni Battista. Matteo 11,11:  «… In quel tempo Gesù disse alla folla: «In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista. ( pausa… fate un profondo respiro…) Tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui»

Immagino che le graduatorie di santità che  valgono davanti a Dio – cioè sia nell’aldilà che nell’aldiquà – siano diverse da quelle che possono derivare dai processi di beatificazione che si celebrano in Vaticano. Lasciamo dunque Jacopone senza questo riconoscimento che  lui stesso avrebbe rifiutato come una indebita insinuazione del Demonio nel suo cammino nell’umiltà verso l’unità con Dio 

La seconda citazione evangelica è dedicata agli abitanti di Todi, che di fronte alle constatazioni della grandezza di Jacopone, forse per un malinteso senso di modestia, sono sempre pronti a ridimensionarne l’immagine.

Nel  primo capitolo del Vangelo di Giovanni ci sono due versetti interessanti (Gio 1, 45-46) riguardanti  i primi giorni della Missione pubblica di Gesù, quando Egli cominciò a individuare i primi discepoli:

«Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». 

Quante volte mi sono sentito dire (ma, devo precisare, soltanto da qualche todino): “da Todi può mai venire qualcosa di buono?” Devo deluderli: “sì, da Todi può venire qualcosa di buono e persino, nel caso in esame, di straordinariamente buono!”