Il Contesto

Il 1200, cioè il XIII secolo, è il secolo di Jacopone.  È il secolo più importante  della storia di Todi ed anche il primo dei quattro secoli in cui l’Italia è stata – fra Medioevo e Rinascimento – al vertice della civiltà occidentale. 

La città era sotto il dominio del Papa, ma era anche una delle tipiche città-stato, con un proprio sistema di misure, un proprio esercito, un proprio sistema di nomina delle cariche pubbliche e delle rappresentanze popolari, un proprio apparato legislativo.  Non diversamente dalle altre città italiane di quei tempi era caratterizzata da continue lotte per il potere fra Guelfi e Ghibellini, disuguaglianze sociali, una frenetica attività manifatturiera, potenti confraternite delle arti e mestieri, mentre nei tre “borghi” della città emergeva una nuova  classe sociale chiamata “borghesia” 

Con la costruzione del Terzo Cerchio delle mura furono inglobati nella città i tre borghi corrispondenti a Porta Perugina, Porta Romana e Porta Fratta. Nella Piazza Maggiore furono costruiti il Palazzo del Popolo e il Palazzo del Capitano del Popolo. Furono fatti sostanziali lavori idraulici, con pozzi privati e fonti pubbliche, come le fontane di Scannabecco. Fu costruito l’Ospedale della Carità, uno dei primi Ospedali dell’Italia Centrale, i monasteri di Montecristo (ora Istituto Ciuffelli, prestigiosa scuola di Agricoltura) e di Montesanto. 

La città di Todi, insieme ad uno straordinario sviluppo economico conobbe, in questo secolo e nei successivi feroci lotte per la ricchezza e il potere e drammatiche contraddizioni fra ricchezza e povertà. Nella vita religiosa si fronteggiavano due visioni: da una parte l’ideale francescano, forse la più alta espressione mistica del cristianesimo, dall’altra il potere temporale dei Papi fra crociate, scomuniche, e nepotismi. 

Jacopone è il più attendibile testimone del suo secolo. Lo dice bene il poeta Giuseppe Ungaretti: «Nelle anime capaci di grande ricchezza spirituale converge necessariamente tutta la ricchezza spirituale dei propri tempi. Jacopone era, nella sua poesia, l’interprete più completo, più essenziale, più intenso, delle passioni dei suoi tempi»