Hanno detto di Lui

Negli ultimi due decenni, dal 2000 al 2020, sono stati pubblicati nel mondo 9 libri dedicati a Jacopone da Todi in cinque lingue: due in Inglese, due in Francese, due in Spagnolo, uno in Portoghese, uno in Rumeno e uno in Cecoslovacco. La poesia di Jacopone ha evidentemente un richiamo universale, che cresce e si diffonde sempre di più da quando le sue laudi hanno cominciato ad essere tradotte nelle principali lingue del mondo (aggiornamento a Maggio 2021).

Alvaro Cacciotti

[ La teologia mistica di Iacopone da Todi, Edizioni Biblioteca Francescana, Milano, 2020]

 

«La complessa figura di Iacopone da Todi, nonostante i progressi degli ultimi decenni, rimane ancora lontana da una valutazione condivisa e serena. In possesso di una tecnica abilissima, Iacopone rifiuta la lirica anche religiosa allora in voga per affermare la sua visione originale di Dio resosi “pellegrino penato” in una ossessiva e reiterata richiesta d’amore indirizzata proprio all’amato uomo.

La finezza e la profondità della sua esperienza anche poetica, espressione geniale della spiritualità francescana, diverranno un punto di riferimento soprattutto per i grandi mistici che non comprendono la fede cristiana come un’evasione dal dovere di vivere, ma coinvolgono nell’esperienza mistica tutta la vita umana, segnata dal desiderio e dalla passione, dall’amore trasformante e dal dolore deformante, giungendo infine a quella sapienza in grado di svelare il senso ultimo del vivere e del morire»

Un rimprovero ben meritato da
George T, Peck
[“The Fool of God – Jacopone da Todi”, the University of Alabama Press, 1980, p. IX]

 

«Benché Jacopone sia un grande poeta e una delle due più alte personalità di fine XIII secolo – l’altra è Dante, ovviamente – è stupefacente quanto poca sia l’attenzione che gli è stata dedicata (sottinteso: dai critici italiani)… Le reazioni più autorevoli alla sottovalutazione della critica vengono da altri poeti italiani…»

Giosuè Carducci ha dichiarato: «Ho studiato appassionatamente Jacopone da Todi e dichiaro pubblicamente la sua grande superiorità a Manzoni come poeta religioso. Considero Jacopone il Pindaro del Cristianesimo.»

Giovanni Papini ha parlato di Jacopone come del più grande poeta religioso del Medioevo e tra i più grandi di tutti i tempi.

Gabriele d’Annunzio che era molto avaro di elogi ad altri poeti dice di Jacopone: «Ho una speciale predilezione per questo poeta. Nessun altro è capace di un canto a voce spiegata come lui. Se è pazzo,  è pazzo come l’allodola!»

Per ribadire il commento di George Peck citiamo l’entusiastica e commovente opinione del poeta
Giuseppe Ungaretti
[La poesia di Jacopone da Todi (1937), in “Invenzione della poesia moderna, Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1984, p.61]

 

«Se leggiamo, nell’insieme, l’opera di Jacopone, noi siamo stupefatti dal gran numero di voci ch’egli sa suscitare dal suo cuore: c’è la commedia, la satira, il giambo, il dramma, l’inno, l’estasi, la pastorale, la ballata il salmo, il ditirambo. Ci sono voci gravi, voci spaventate, voci inorridite, voci mostruose, voci d’infanzia, modi tenuissimi, modi d’una delicatezza quasi silenziosa e modi
tuonanti; c’è grazia, disperazione, collere frenetiche e insuperabile mitezza…»
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Il primo traduttore in lingua inglese di tutte le laudi di Jacopone così scrive:
Serge Hugues
[Introduzione al volume “Jacopone da Todi: The lauds”, traduzione inglese di tutte le laudi di Serge e Elizabeth Hughes, Paulist Press, New York, 1982, p. xix]

«Jacopone è uno dei più notevoli poeti del Medioevo e, in verità, di qualsiasi epoca. Lirico, spericolato, togato e impertinente, grossolanamente schietto e popolare, semplice e diretto, appassionato nella ricerca di Dio e del vero sé stesso come lo è nella difesa della santa povertà contro il mondo, il papato e quei membri dell’Ordine Francescano che interpretarono l’insegnamento di San Francesco in modo diverso …»

Il più recente traduttore in lingua francese di tutte le laudi di Jacopone così scrive:
Maxime Castro
[ “Jacopone da Todi: Laudes”, traduzione in francese di tutte le laudi, Les Belles Lettres, Paris, 2013, quarta di copertina]

«Celebrato soprattutto per il suo meraviglioso Stabat Mater, Jacopone da Todi è stato considerato per molto tempo un mistico esaltato, un pazzo di Dio. Ora, nelle Laudi, Jacopone da Todi manifesta una potenza creatrice e un registro di toni che segneranno il suo tempo. Jacopone rappresenta una voce originale che associa il misticismo al realismo più crudo, il canto lirico della poesia di corte all’asprezza dell’invettiva, la riflessione e il grido, la tradizione letteraria e la sperimentazione stilistica …»

L’autrice della prima e più importante Biografia Spirituale di Jacopone
Evelyn Underhill,
[“Jacopone da Todi poeta e mistico, 1228-1306: una biografia spirituale”, traduzione dall’inglese di Claudio e Massimo Peri, TAU Editrice, Todi, 1919, p. 135],

così scrive, commentando la laude “Amor de caritate”, che considera il capolavoro di Jacopone: 
«Queste inquietudini di amore appassionato, di bellezza, di dolore, sono ciò che alimenta la poesia; sono la condizione necessaria di grandezza nell’arte. Quando questa ispirazione prende la forma mistica dell’estasi in Cristo, fonte e sintesi di amore, di bellezza e verità, si generano le condizioni di quella rara forma di genio che è il grande poeta religioso …»

La più recente traduttrice delle laudi di Jacopone in lingua Rumena così scrive:
Oana Sӑlişteanu
[“ Jacopone da Todi, le più belle laude – Cele Mai Frumoase Laude” Humanitas, Bucarest, 2018, comunicazione personale 2020]

«Il mio primo incontro con il testo jacoponico è successo quarantacinque anni fa, quando ero studentessa al liceo bilingue “Dante Alighieri” di Bucarest in una rara
antologia della letteratura delle Origini. Le prime parole che vi lessi, aprendo il libro a caso, furono“Figlio bianco e vermiglio / figlio senza simiglio / figlio, a chi m’apiglio?” E per lunghi decenni la cadenza, la musicalità e la drammaticità di questi versi mi ossessionarono. Finchè un giorno mi arrivò l’invito di tradurre le più belle Laudi per la più prestigiosa casa editrice rumena. In quelle ore infinite di lotta con quel
mixtum linguisticum di dialetto umbro antico, latinismi e coniazioni jacoponiche, con le difficoltà di adattamento alla lingua arcaizzante del testo biblico rumeno e soprattutto con la preoccupazione di non intaccare il brivido estatico del grande mistico, la mia mano sembrava sorretta da una mano invisibile. Credo che Jacopone volesse farsi sentire anche in questo spazio ortodosso schietto e di autentica devozione, dove il suo attaccamento alla stupenda semplicità francescana non può che trovarsi a suo agio…»

Come rara e preziosa testimonianza italiana leggiamo il commento dello scrittore e poeta toscano
Domenico Giuliotti
[ “Jacopone da Todi”, Valsecchi Editore, Firenze, 1939]

«Jacopone è poeta quando trasforma in canto l’odio frenetico di se stesso; quando medita sulla morte e ce ne comunica l’orrore; quando ride amaro o s’immalinconisce o s’infiamma di sdegno o ironizza ingenuo e malizioso nella satira; quando procede regalmente povero lungo la santa scia francescana; quando si commuove, o giubila con gli “angioli iubilatori” dinanzi alla capanna di Betlemme; quando si scaglia contro i traditori e falsificatori di Cristo; quando si rifugia, trepido peccatore, sotto l’azzurro manto della Vergine; quando liricamente teologizza intorno al mistero dell’Eucarestia; quando rappresenta le varie scene dell’Incarnazione e della Passione; quando s’inebria della Croce e del Sangue del Redentore. Quando infine, come colpito da vertigine, improvvisamente stramazza in mezzo alla divorante fornace dell’Amor Divino.
Certo, per intendere, per gustare e per amare la poesia del Todino, non basta far professione di spulciatori di codici, ma bisogna essere poeti, sia pure in potenza, o cristiani come quelli fieramente peccatori e fieramente penitenti del sec. XIII.»

Un autore irlandese scrive in un testo recente tutto dedicato allo Stabat Mater così scrive
Desmond Fisher
[“Stabat Mater: The Mystery Hymn”, Gracewing, UK, 2015, p. 106]

a commento della prima terzina dello Stabat Mater (Stabat mater dolorosa / iuxta crucem lacrimosa / dum pendebat filius), scrive:

«In latino, la qualità musicale di queste prime nove parole è sbalorditiva. Il ritmo regolare e le parole polisillabe in dolce rima conferiscono alle tre brevi linee una profondità e una forza che nessuna traduzione potrà mai rendere …» Questo commento si aggiunge ad altri che sono basati sulla profonda conoscenza di questo autore della ispirazione di Jacopone per concludere che questo inno è di così alta qualità poetica che non può non essere di Jacopone

Un autore e critico italiano che è da decenni docente presso una Università Americana, così scrive:
Alessandro Vettori
[“Poets of Divinew Love – Franciscan Mystical Poetry of the Thirteenth Century”, Fordham University Press, New York, 2004]

«Le poesie di Francesco e le Laudi di Jacopone rappresentano l’inizio della produzione letteraria in lingua italiana, sia pure di argomento religioso. Scrivere di Dio in volgare rappresentò la sfida coraggiosa che i due poeti francescani introdussero prima di Dante nel canone della poesia italiana …»