PILLOLA 2 – LA PREGHIERA ALLA VERGINE

Sabato 19 Giugno 2021 – Laude I, O Regina cortese

La pillola precedente ci ha consegnato un uomo disperato che ebbe tuttavia la forza di chiedere aiuto a Dio, il quale gli venne in soccorso con grazia sovrabbondante per due vie: la via dell’umiltà di Francesco e la via della bellezza della poesia. Dobbiamo pensare – e anche questo è un pensiero che è stato sottovalutato – che la poesia, cioè la sua specialissima sensibilità alla bellezza dell’espressione poetica, abbia avuto un ruolo determinante nella conversione di Jacopone. Anche lui potrebbe dire – e di fatto dice nella laude LXXXIX, verso 81 –  come S. Agostino dopo la conversione: «Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato». 

Quale è il paradigma umano di ogni umiltà e di ogni bellezza? Nessun credente ne può dubitare: è la Vergine Maria. Nella crisi che condusse alla sua conversione, Jacopone  indirizzò alla Madonna la sua disperata richiesta di aiuto.

Benissimo fece il primo e maggiore editore di Jacopone, Francesco Bonaccorsi (XV secolo) a mettere questa laude dedicata alla Vergine al primo posto del laudario di Jacopone, per significare che la bellezza e l’umiltà di Maria furono la porta di ingresso all’itinerario mistico di Jacopone. E molto male hanno fatto i filologi italiani dell’ultimo secolo a ignorare questa significativa ed essenziale motivazione.

Suggerisco di imparare a memoria almeno i primi cinque versi di questa laude. Essi potrebbero diventare anche la nostra preghiera alla Vergine nei momenti di dolore e di smarrimento. È una preghiera che vale per credenti di ogni religione e per agnostici di ogni cultura: la Vergine Maria non tiene alcun conto di queste distinzioni, la sua sola preoccupazione è soccorrere un figlio o una figlia che si trova nella disperazione.

 

«O regina cortese, eo so a voi venuto
ca ’l mio cor è feruto: deiatel medecare.


Eo so a voi venuto com’omo desperato
da onne altro adiuto: lo vostro m’è lassato;
se ne fosse privato, farìeme consumare.

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Non aio pagamento, tanto so annichilato;
faite de me stromento, servo recomparato;
donna, ’l prezo c’è dato: quel c’avist’a lattare.


Donna, per quell’amore che m’ha avuto ’l tuo figlio
dever’avere ’n core de darme ’l tuo consiglio;
succurre, aulente giglio, veni, e non tardare».

 

 

Chissà quante lacrime ha versato Jacopone ripetendo questi versi! 

Nella seconda parte di questa breve laude la Vergine risponde a Jacopone con dolce premura, ma anche con dolce fermezza. Anche questa ultima, cioè la fermezza, è una virtù speciale della Vergine Maria che Jacopone mette in evidenza in molte delle sue laudi. È un valore che molti devoti della Vergine tendono a sottovalutare, ma non dovrebbero perché è un valore molto educativo! 

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