PILLOLA 4 – SOTTO TRACCIA

Sabato 26 Giugno 2021 – Laude III, Audite una ‘ntenzone , seconda parte

Questa pillola, che è basata come la precedente sulla laude III, contiene  alcuni “messaggi sotto traccia”che ci aiutano a comprendere il pensiero e i sentimenti di Jacopone

Primo messaggio

Alla lettura di versi come quelli letti alla pillola precedente: “Sozo, malvascio corpo, lussurioso, engordo …” alcuni critici decisamente sprovveduti hanno dipinto Jacopone come un penitente estremo, uno che “odia il mondo, la natura e il corpo …” È una calunnia ridicola già contraddetta  in questa stessa laude (versi 83-86). L’anima dice:

 

 

«Si te vorrai guardare da onne offendemento,
siròte tratta a dare lo tuo sostentamento,
e vorròme guardare da lo tuo encrescemento:
sirà delettamento nostra vita salvare».

 

 

«Se ti vorrai astenere dal fare ogni peccato,
sarò portata a darti il tuo sostentamento,
e mi guarderò bene dal farti dispiacere:
salvare insieme la nostra vita sarà vero piacere»

 

L’anima aspira ad essere in accordo con il corpo. Jacopone desidera che i suoi comportamenti siano coerenti con i suoi valori. Egli aspira in fondo a praticare la ben nota regola della coerenza; “Quello che penso dico, quello che dico faccio, quello che faccio vivo”. È una regola laicissima, niente di più, niente di meno.

Secondo messaggio

Nel mezzo del contrasto fra l’anima e il corpo che riguarda la rinuncia ad una serie di comodità e di piaceri, ad un certo momento la poesia ha un improvviso scarto di emozione e di stile. Dalla richiesta di gratificazioni materiali, il corpo passa alla nostalgia di un  ricordo e Jacopone scrive in quattro versi il ritratto sensuale e allo stesso tempo spirituale di una donna, che non riesce a togliersi dalla mente: si accontenterebbe di parlarle (versi 63-66) 

 

 

«Recordo d’una femena ch’era bianca, vermiglia,
vestita, ornata, morveda, ch’era una meraviglia:
le suoi belle fatteze lo pensier m’assuttiglia;
molto sì me semiglia de poterli parlare».

 

 

«Mi ricordo una donna che era bianca e vermiglia,
era elegante e morbida, era una meraviglia:
il ricordo del suo bel corpo, mi assottiglia il pensiero,
mi piacerebbe molto di poterle parlare»

 

Vi sfido a trovare, se vi riesce, quattro versi che dicano con altrettanta semplicità e bellezza, nostalgia e delicatezza, il ricordo di una donna. Certo era un ricordo che non si accordava con la sua esigenza di cambiare vita e l’anima gli minaccia di frustarlo fino a togliergli la pelle … Però quanta sincerità e quanta umanità ci sono nelle parole del poeta!

Terzo messaggio (intrigante)

Nelle sue poesie ci sono dettagli che per Jacopone erano sicuramente significativi. Era troppo intelligente e profondo per non scegliere qualunque dettaglio che non avesse, oltre al pensiero palese, quello che Hannah Arendt chiama un “pensiero secondo”, persino più significativo del pensiero palese. 

Mi ha dato molto da pensare la scelta di genere di Jacopone: l’anima è femminile e il corpo è maschile. Avrebbe potuto benissimo invertire i due generi come fa San Paolo per il quale la carne è debole mentre lo spirito è forte. In questa laude vi accorgete che il carattere femminile (dell’anima) è il più deciso e forte, mentre quello maschile (del corpo) è il più debole: prima si rifugia in un indegno piagnisteo per conservare i suoi vizi e alla fine cede alle perentorie richieste dell’anima. Che Jacopone sia sotto-sotto un femminista?

Italiano (Italian)