PILLOLA 11 – ALLARGARE IL CUORE

La laude LX  –  “O amor de povertate”

Fatto il primo essenziale passo dell’itinerario mistico con la rinuncia alla ricchezza, Jacopone cerca di farci comprendere quale è l’obiettivo finale al quale egli vuole dedicare tutto il resto della vita. L’itinerario mistico di Jacopone viene descritto in 4 versi come una “dichiarazione di intenti” della sua vita:

 

Deo no alberga en core stretto:
tant’è granne quant’hai affetto;
povertate ha sì gran petto,
che ci alberga Deitate

 

Dio non abita in un cuore stretto:
il cuore è grande quanto il suo affetto;
la povertà ha un cuore tanto grande
che ci può abitare Dio

Essendomi occupato di sistemi di gestione per la qualità, mi sono impegnato molto spesso nella ricerca di una frase che potesse sintetizzare efficacemente e chiaramente gli obiettivi e la visione di un sistema di attività complesso come, ad esempio un’impresa o una istituzione pubblica. Ho scritto decine di “dichiarazioni di intenti”, ma credo che questi quattro versi di Jacopone rappresentino ladichiarazione di intenti di Jacopone che proclamo la dichiarazione di intenti più efficace ed essenziale che io conosca.

Il primo verso ci mette davanti alla realtà: “Dio non abita in un cuore stretto”. Vuol dire che Dio non abita in un cuore reso stretto dagli ingombri  di pregiudizi e egocentrismo.

Il secondo verso dice che l’unico sistema per fare largo nel nostro cuore è di riempirlo di amore. Dunque l’amore è un “allargatore” di cuori. Non sarà bella, ma questa definizione mi sembra calzante. 

Il terzo verso spiega che questo meccanismo di allargamento del cuore viene attivato da una condizione che si chiama povertà di spirito o umiltà, come l’hanno intesa sia San Francesco che Einstein, che ha detto: “Il vero valore di una persona si determina esaminando in quale misura e in che senso è arrivato a liberarsi dall’ego – dall’egoismo, dall’egocentrismo”

 L’ultimo verso definisce il risultato finale dello svuotamento del cuore dall’ego e del suo riempimento dall’amore, sulla base del quale si può misurare l’efficacia di tutto il sistema: il cuore diventa abbastanza grande che ci può abitare Dio.

In una strofa di 4 versi e 21 parole l’itinerario mistico di Jacopone e di qualunque mistico è perfettamente definito! Ognuno di noi sa cosa deve fare: 

1°) Svuotare il cuore dalla spasmodica ricerca di ricchezza, di gratificazioni e di onore… dall’orgoglio, dall’arroganza, dalla presunzione, dall’invidia, dalla maldicenza … e 

2°) Riempire il cuore di amore per la compagna o il compagno, la moglie o il marito, i figli, i parenti, i colleghi, gli amici, il coinquilino, il povero, il malato, lo straniero, la vittima e l’assassino, i carcerati e quelli che escono dal carcere, quelli che hanno una religione diversa e odiano la tua, quelli che votano per un partito diverso e odiano il tuo …

Genuflessioni, rosari e giaculatorie non contano: conta lo spazio d’amore che c’è nel tuo cuore, lo spazio che hai sgombrato e pulito per accogliervi Dio.

Jacopone racconta questa impresa temeraria, non facendo astrazioni, ma parlando della sua esperienza. Non gli passa nemmeno per la testa di mettersi a teorizzare su queste faccende. 

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