Jacopone da Todi

Vita

 

Il racconto della vita di Jacopone, qui riportato in estrema sintesi, è basato sulla testimonianza delle sue stesse laudi a proposito delle quali Evely Inderhill dice: «Jacopone fu uno degli scrittori più orientati verso l’autoanalisi. Nelle Laudi egli ci introduce nell’interiorità del suo complesso carattere, ci racconta le sue esperienze politiche, sociali e intellettuali e i segreti della sua vita intima …»  [see Preface, page VI]

Jacopo di Benedetto nacque a Todi, nel rione di San Silvestro, intorno al 1230. Il soprannome di Jacopone, con il quale è ora universalmente conosciuto, se lo assegnò lui stesso nella laude della prigionia “Che farai fra Jacovone?”. Si dette questo soprannome con evidente autoironia, contrapponendo una dichiarazione di grandezza all’umiliazione che egli stava subendo.

Visse 76 anni, un record per i suoi tempi. La sua vita è divisa esattamente in due parti: 38 anni prima e 38 anni dopo la conversione.

I TRENTACINQUE ANNI PRIMA DELLA CONVERSIONE

Prima della conversione, la vita di Jacopone seguì lo schema di un ragazzo e poi di un giovane vivace, intelligente, intraprendente, arrogante e vanitoso, tipico della buona borghesia cittadina. Dopo il dottorato in materie giuridiche, conseguito forse all’Università di Bologna, ad una età compresa fra i 28 e i 32 anni, assunse probabilmente l’incarico di procuratore o notaio del Comune di Todi, occupandosi di controversie per successioni e trasferimenti di proprietà.

Fonti di Scannabecco  Foto di Martelli Manuel Antonio

Campanile a vela di San Carlo  Foto di Armando Pezzarossa

Nell’area fra la chiesa di San Carlo e le fontane di Scannabecco fu probabilmente la casa in cui egli nacque e visse con i familiari fino alla conversione (foto di Armando Pezzarossa).Attualmente questa area è occupata da Palazzo Pongelli (XVI secolo)

 

I TRE ANNI DELLA CONVERSIONE

Verso i 35 anni Jacopone cominciò a odiare il suo incarico al Comune: assisteva a scene di litigi familiari e a conflitti fra proprietari che lo disgustano. La sua smania per il lusso mise in crisi le finanze e l’armonia della famiglia. Non era contento di sé, né del proprio lavoro, né della famiglia, né della Società in cui vive. Passò attraverso una profondissima crisi identitaria e morale, forse al limite di un vewro e proprio disturbo da stress. A 38 anni prese la decisione drastica di farsi terziario francescano. Rinunciò alla sua parte di eredità e abbracciò i tre voti di povertà, castità e ubbidienza alle regole dell’Ordine. Cominciò a girare per Todi come un povero e tra la gente c’era, come al solito, chi faceva finta di non conoscerlo, chi lo criticava, chi ne aveva compassione e qualcuno che lo comprendeva e ne condivideva lo spirito.

Palazzo del Popolo a destra e Palazzo del Capitano del Popolo a sinistra.

Foto realizzata da Martelli Manuel Antonio

I DIECI ANNI DA TERZIARIO FRANCESCANO E MISSIONARIO ITINERANTE

Dai 38 ai 48 anni, vestito il saio dei terziari (detto “bizocone”), Jacopone si dette alla penitenza e ad una intensa preghiera. Cominciò a scrivere poesie in forma di laude perché i poveri analfabeti dei suoi tempi potessero apprenderle e cantarle facilmente: era la invenzione di preghiera come poesia e canto in lingua volgare: una rivoluzione profonda nella spiritualità del popolo, che era abituato a ascoltare preghiere in latino, di cui non comprendeva nulla.

Cominciò a girare nel contado e nei paesi dell’Italia Centrale come missionario. Predicava il pentimento e cantava l’amore di Cristo. Nel suo cuore si alternavano il rimorso per gli errori del passato, richieste di aiuto a Dio e alla Vergine Maria di cui era profondamente devoto, momenti di giubilo quando si rendeva conto dei sorprendenti progressi della sua vita spirituale.

Immagine di Jacopone da Todi dipinta da Paolo Uccello per il Duomo di Prato (seconda metà del XV secolo)

foto di  Marcello Castrichini

I DICIOTTO ANNI DA FRATE MINORE NEL CONVENTO DI SAN FORTUNATO

A circa 48 anni Jacopone fu ammesso come frate minore nel convento di San Fortunato.

Mentre svolgeva le più umili mansioni per la comunità dei frati, dedicava la maggior parte del tempo alla preghiera, alla meditazione, allo studio delle Sacre Scritture e alla poesia. In questo periodo, che è il più produttivo della sua vita, Jacopone perfezionò il suo impegno di poeta e di mistico, accreditandosi come uno dei più alti rappresentanti della cultura e della spiritualità del suo tempo. Rimase nel convento di San Fortunato fino a circa 66 anni.

LI SETTE ANNI DRAMMATICI DELLA SCOMUNICA E DELLA PRIGIONIA

Jacopone era uno degli ispiratori e leader del “partito” degli Spirituali, che intendevano rispettare la regola di povertà stabilita da San Francesco. Si mise in contrasto con il partito dei Conventuali che, con l’approvazione della Chiesa, ammettevano qualche deroga a quella regola. Quando, verso la fine del 1294, il Papa Celestino V, amico degli Spirituali, fu sostituito da Bonifacio VIII, Jacopone contestò la elezione del nuovo  Papa, accusandolo di indegnità. 

Scrisse laudi di dolore e di lamento sullo stato al quale era ridotta la Chiesa. Bonifacio VIII mandò il suo esercito al Castello di Palestrina, dove Jacopone si era rifugiato con i cardinali Colonna, nemici e concorrenti di Bonifacio VIII, fece distruggere il castello, scomunicò e condannò Jacopone al carcere. A circa 68 anni Jacopone fu chiuso e incatenato nella prigione sotterranea  del convento di San Fortunato. Vi restò per cinque durissimi anni incatenato ai polsi e alle caviglie, al buio, al freddo, all’umidità, tra topi e scarafaggi, nella puzza di uno scarico di latrina, a pane e cipolla …

… Ma questi sette anni di privazioni e sofferenze sono anche gli anni più alti del suo itinerario mistico. Reagì alla condanna con la definitiva rinuncia a sé stesso, totalmente identificandosi nel Dio crocifisso. In questa dura prova Jacopone restò saldo nella Fede e abbandonò ogni rancore. Era in catene, ma nella realtà più profonda del suo spirito, non era mai stato così libero!

Chiesa di San Fortunato

Al tempo di Jacopone questa bellissima chiesa non c’era: fu costruita nel secolo che seguì alla sua morte. Al suo posto c’erano una chiesa e un convento molto meno grandiosi. Nella parte sotterranea del convento c’era la prigione in cui fu tenuto prigioniero e incatenato per 5 anni Jacopone.

Foto realizzata da Martelli Manuel Antonio

GLI ULTIMI TRE ANNI NEL PICCOLO CONVENTO DELLE CLARISSE A COLLAZZONE

A 73 anni, morto Bonifacio VIII, il successore Benedetto XI concesse a Jacopone l’assoluzione dalla scomunica e lo fece liberare dalla prigionia. Uscito di prigione e ospitato nel piccolo convento delle Clarisse a Collazzone, egli riuscì ad esprimere la gioia dell’estasi mistica con versi la cui bellezza non è stata mai più eguagliata nella poesia religiosa. Morì serenamente la vigilia di Natale del 1306, assistito dal suo amico, il Beato Giovanni della Verna