Jacopone da Todi

La vita straordinaria

Jacopo dei Benedetti

Vita

Jacopone visse circa 76 anni, un record per i suoi tempi, e la sua vita è divisa esattamente in due parti: 38 anni prima e 38 dopo la conversione.

Possiamo rappresentare la vita di Jacopone come una parabola ascendente segnata da due crisi: quella della conversione a circa 38 anni e quella della scomunica e condanna alla prigionia a 68 anni.  Dal dramma di questi eventi Jacopone seppe risorgere con straordinaria forza d’animo per giungere infine, nella più radicale e profonda umiltà, alla propria identificazione con Gesù crocifisso.

 

CONVERSIONE

Intorno ai 35 anni, Jacopone si trovò in gravi ristrettezze finanziarie e dovette bruscamente rinunciare allo stile di vita da signore gaudente al quale era abituato: provò una gran vergogna, gli amici lo abbandonarono, non dormiva più, cominciò a riflettere sulla vanità e stupidità della sua vita passata. Difficoltà finanziarie e professionali, paure e stress lo portarono ai limiti e forse anche oltre i limiti dell’esaurimento nervoso… 

Nel momento della disperazione più cupa scoprì l’ideale francescano:  a circa 38 anni, giusto alla metà della sua vita, egli fece il passo decisivo: rinunciò a quello che era rimasto delle sue proprietà, abbandonò la casa paterna, vestì il saio dei francescani laici (il “bizocone”) e iniziò una nuova vita! 

DIECI ANNI DA FRANCESCANO LAICO ITINERANTE

Dai 38 ai 48 anni Jacopone vestì il saio dei terziari francescani detto “bizocone”, si dette alla penitenza e a una intensa preghiera, cominciò a girare come missionario fra i poveri del contado. Predicava il pentimento dei peccati, ma anche la tenerezza e l’amore di Cristo. Nel suo cuore si alternavano richieste di espiazione, appelli alla Vergine per essere perdonato dai peccati della vita passata e sentimenti di giubilo per i progressi del suo impegno missionario fra la povera gente. 

FRATE MINORE NEL CONVENTO DI SAN FORTUNATO

Dai 48 ai 65 anni Jacopone passò il periodo più intenso e produttivo della sua vita spirituale e della sua produzione poetica nel convento francescano di San Fortunato a Todi. Mentre svolgeva le più umili mansioni per la comunità dei frati come addetto alla cucina e all’orto, tutto il resto del tempo lo dedicava alla preghiera, alla meditazione e allo studio delle Sacre Scritture e dei suoi autori preferiti, in particolare San Paolo, il Vangelo di Giovanni, Sant’Agostino, Dionigi Aeropagita e altri. É in questo periodo che il suo genio spazia fra realismo e ispirazione mistica, fra lirica e rappresentazione drammatica, fra tenerezza e passione, dolore e giubilo, leggerezza come di danza e  ironia graffiante fino al sarcasmo. Si può dire a questo punto che si accredita come grande poeta e grande mistico.

LA SCOMUNICA E LA PRIGIONIA

Jacopone fu uno dei più eminenti sostenitori del “partito” degli Spirituali, che intendevano rispettare integralmente la regola di povertà stabilita da San Francesco. Si mise in contrasto con il partito dei Conventuali. Quando, verso la fine del 1294, il Papa Celestino V, amico degli Spirituali, fu sostituito da Bonifacio VIII, Jacopone contestò la elezione del nuovo Papa, accusandolo di indegnità. Scrisse laudi di dolore e di lamento sullo stato al quale si era ridotta la Chiesa. Bonifacio VIII mandò il suo esercito al Castello di Palestrina, dove Jacopone si era rifugiato, fece distruggere il castello, scomunicò e condannò Jacopone al carcere. A circa 68 anni Jacopone fu chiuso e incatenato nella prigione sotterranea del convento di San Fortunato. Vi restò per cinque durissimi anni incatenato ai polsi e alle caviglie, al buio, al freddo, all’umidità, tra topi e scarafaggi, nella puzza di uno scarico di latrina, a pane e cipolle .

ULTIMO DECENNIO DELLA VITA

Dai 66 ai 76 anni Jacopone passò il periodo più drammatico della sua vita: la delusione per lo stato miserabile della Chiesa, la polemica con Papa Bonifacio, la durissima prigionia prima a Palestrina e poi, per oltre 5 anni, nella prigione sotterranea del convento di San Fortunato, incatenato ai polsi e alle caviglie, al buio, al freddo, all’umidità, tra topi e scarafaggi, nella puzza di uno scarico di latrina, a pane e cipolle .

È proprio in questo periodo di sofferenza, delusione e umiliazione che Jacopone compie il passaggio difficilissimo dal rancore al perdono, dalla protesta alla serena accettazione delle sue pene come modo per abbracciare la croce di Cristo e farsi finalmente suo imitatore. A 73 anni, morto Bonifacio VIII, il successore Benedetto XI dette a Jacopone l’assoluzione dalla scomunica e lo fece liberare dalla prigionia. Uscito di prigione e ospitato nel piccolo convento delle Clarisse a Collazzone, egli riuscì ad esprimere l’inesprimibile gioia dell’estasi con versi la cui bellezza non è stata mai più raggiunta nella poesia religiosa di tutti i tempi. Morì serenamente la vigilia di Natale del 1306.